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pagine web di francesco mazzocca - seconda università degli studi di napoli - dipartimento di matematica - caserta
INFORMAZIONI
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
Corso di Laurea in Matematica
Corso di Laurea in Matematica e Informatica
Anno Accademico 2001/2002
ALGEBRA 1


appunti
delle lezioni

CAPITOLO  1

Preliminari e Richiami

 

    1.1 Alcune notazioni standard

    1.2 Richiami sulle funzioni

    1.3  Proprietá fondamentali degli interi relativi

    1.4  Varianti del principio di induzione

    1.5  Equipotenza di Insiemi e Cardinalitá

    1.6  Coefficienti binomiali

    1.7  Numeri di Stirling di seconda specie e numeri di Bell

    1.8  Numeri di Fibonacci e rapporto aureo

    1.9  Esercizi

 

1.1  Alcune notazioni standard

Nel seguito riterremo che il Lettore abbia familiaritá con il linguaggio ed i primi elementi della teoria elementare degli insiemi e che conosca le proprietá elementari dei numeri naturali, degli interi relativi, dei numeri reali e complessi e dei polinomi. Supporremo, in particolare, noti i concetti di insieme e di elemento di un insieme.

Ricordiamo le seguenti notazioni standard che useremo sempre nel seguito senza richiamarle esplicitamente.

· a Î A indica che a é un elemento dell'insieme A;

· a Ï A indica che a non é un elemento dell'insieme A 1

· Æ : = insieme vuoto 2 .

Se A e B sono insiemi, poniamo:

· A Í B, B Ê A Û A é sottoinsieme di B;

· A Ì B, B É A Û A é sottoinsieme di B e non é uguale a B (sottoinsieme proprio);

· AÈB : = { x    :    x Î A    o     x Î B} 3 (unione di A e B); 

· AÇB : = { x    :    x Î A    e     x Î B} (intersezione di A e B); 

· A\B : = { x    :    x Î A     e     x Ï B } (differenza fra A e B); 

· A×B : = { (a,b)   :   a Î A, b Î B } (prodotto cartesiano di A e B); 

· A1×A2×A3 ×¼×An : = { (a1,a2,a3,... ,an)   :   ai Î Ai, i = 1,2,...,n } (prodotto cartesiano degli insiemi A1,A2,A3,¼,An); 

· An : = { (a1,a2,a3,... ,an)   :   ai Î A, i = 1,2,...,n } (prodotto cartesiano di n copie di A); 

· P(A): = { X     :     X Í A } (insieme delle parti di A). 

DEFINIZIONE 1 Due insiemi A,B si dicono uguali, e si scrive A = B, se risulta A Í B e B Í A. ¨

OSSERVAZIONE 2 In virtú della precedente definizione, se si vuole verificare che due insiemi A e B sono uguali bisogna provare che ogni elemento di A é un elemento di B e che ogni elemento di B é un elemento di A. ¨

Poniamo, inoltre,

· No: = insieme dei numeri naturali (compreso lo zero);

· N: = insieme dei numeri naturali diversi da zero;

· Z: = insieme dei numeri interi (relativi);

· Q: = insieme dei numeri razionali;

· R: = insieme dei numeri reali;

· C: = insieme dei numeri complessi;

· A* : = A\{ 0}, A = Z,Q,R,C;

· A[x] : = insieme dei polinomi nell'indeterminata x a coefficienti in A, A = No, Z, Q, R, C;

· Mm,n(A) : = insieme delle matrici di tipo m×n ad elementi in A, A = No, Z, Q, R, C;

· Mn(A) : = insieme delle matrici quadrate d'ordine n ad elementi in A, A = No, Z, Q, R, C.

ESERCIZIO 3 Siano A,B,C insiemi. Provare che valgono le seguenti proprietá:

· AÈA = A , AÇA = A;

· AÈB = BÈA , AÇB = BÇA;

· (AÈB)ÈC = AÈ(BÈC) , (AÇB)ÇC = AÇ(BÇC);

· (AÈB)ÇC = (AÇC)È(BÇC) , (AÇB)ÈC = (AÈC)Ç(BÈC).

1.2  Richiami sulle funzioni

Una funzione, o applicazione, é una terna (A,B,f), ove A e B sono insiemi non vuoti ed f una legge che ad ogni elemento a di A fa corrispondere un ben preciso elemento f(a) di B. L'elemento f(a) si chiama corrispondente, o immagine, di a in f; gli insiemi A,B si chiamano rispettivamente insieme di definizione, o dominio, e codominio della funzione. Quando é assegnata una funzione (A,B,f) si dice anche che é assegnata una funzione f di A in B, o fra A e B, e ció si esprime mediante una delle seguenti notazioni:

f    :    A  ®  B       ,      x Î A  ®  f(x) Î B  .

Una funzione, dunque, é caratterizzata da tre oggetti: il dominio, il codominio e la legge di associazione f; variando uno di questi tre oggetti, cambia la funzione. Ció nonostante, con abuso di notazione, la funzione (A,B,f) si denota spesso soltanto con il simbolo f, sottointentendo il dominio e il codominio.

Nel seguito, se non vi é possibilitá di equivoci, quando diremo che é assegnata una funzione fra due insiemi sottointenderemo sempre che questi siano non vuoti.

DEFINIZIONE 1 Assegnati una funzione f : A ® B, un sottoinsieme X di A ed uno Y di B, il sottoinsieme f(X) di B definito da

f(X): = { y Î B  :  y = f(x),   per qualche   x Î X}
si chiama immagine di X in f, mentre il sottoinsieme f -1(Y) di A definito da
f -1(Y): = { x Î A  :  f(x) Î Y}
si chiama controimmagine di Y in f. L'immagine f(A) di A in f si denota anche con Im(f). Se Y contiene un solo elemento b, si parla di controimmagine di b in f, si scrive f -1(b) invece di f -1({ b} ) e, quindi, si ha:
f -1(b): = { x Î A  :  f(x) = b} .

¨

ESERCIZIO 2 Sia    f  :  A   ®   B una funzione e X,Y sottoinsiemi di A. Provare che: 

· f(XÈY) = f(X)Èf(Y) ; 

· f(XÇY) Í f(X)Çf(Y) ; 

· f(X\Y) Ê f(X)\f(Y) .

ESERCIZIO 3 Sia  f  :  A   ®   B  una funzione e X,Y sottoinsiemi di B. Provare che: 

· f -1(XÈY) = f -1(X)Èf-1(Y) ; 

· f -1(XÇY) = f -1(X)Çf -1(Y) ; 

· f -1(X\Y) = f -1(X)\f -1(Y) .

DEFINIZIONE 4 Assegnate le funzioni f : A ® B e g : B ® C, la funzione g°f definita da

g°f   : x Î A   ®  g(f(x)) Î C
prende il nome di funzione composta, o composizione, di f e g. Nel seguito porremo quasi sempre fg: = g°f, cioé
(fg)(x) = g(f(x)) ,     per ogni    x Î A .

¨

DEFINIZIONE 5 Una funzione f : A ® B si dice iniettiva se vale la seguente proprietá

a,b Î A     ,    a ¹ b     Þ    f(a) ¹ f(b)


o, equivalentemente,

a,b Î A     ,    f(a) = f(b)     Þ    a = b .

¨

ESERCIZIO 6 Sia A   ®   B una funzione. Provare che

f   iniettiva     Û    f -1(f(X)) = X  ,   per  ogni  X Í A  .

DEFINIZIONE 7 Una funzione f : A ® B si dice suriettiva se risulta f(A) = B, cioé se vale la seguente proprietá

per ogni elemento b Î B , esiste almeno un elemento a Î A tale che f(a) = b


o, equivalentemente,

f -1(b) ¹ Æ, per ogni b Î B.

¨

ESERCIZIO 8 Sia  f  :  A   ®   B una funzione. Provare che

f   suriettiva     Û    f -1(f -1(Y)) = Y  ,   per  ogni  Y Í B  .

DEFINIZIONE 9 Una funzione f : A ® B si dice biettiva, o biunivoca, se risulta iniettiva e suriettiva, cioé se vale la seguente proprietá

per ogni elemento b Î B , esiste un unico elemento a Î A tale che f(a) = b.


Nell'ipotesi che f sia biunivoca, la funzione fra B ed A che ad ogni elemento b Î B associa l'unico elemento a Î A tale che f(a) = b si chiama inversa della f e si denota con f -1. Una funzione biunivoca si dice anche invertibile. ¨

ESERCIZIO 10 Siano  f  :  A   ®   B e  g  :  B   ®   C due funzioni. Provare che: 
·
f  :  A   ®   B iniettiva Þ f  :  A   ®   f(A) biunivoca. 
·
f, g iniettive (risp. suriettive, biunivoche) Þ fg iniettiva (risp. suriettiva, biunivoca). 
·
fg iniettiva Þ f iniettiva. 
· fg suriettiva Þ g suriettiva. 
·
fg biunivoca Þ f iniettiva e g suriettiva.

ESERCIZIO 11 Siano  f  :  A   ®   B,  g  :  B   ®   C,  h  :  C   ®   D  tre funzioni. Provare che risulta

(fg)h = f(gh).

DEFINIZIONE 12 Una funzione biunivoca di un insieme non vuoto A su se stesso prende il nome di permutazione su A. L'insieme di tutte le permutazioni su A si denota con Perm(A) o Symm(A). La funzione che ad ogni a Î A associa l'elemento a stesso é una permutazione che si chiama funzione o permutazione identica, o anche identitá, e si denota con iA, o semplicemente con i se non vi é luogo ad equivoci. ¨

ESERCIZIO 13 Sia   f  :  A   ®   B una funzione. Provare che:

fiB = iAf  .

ESERCIZIO 14 Sia   f  :  A   ®   B una funzione iniettiva. Provare che esiste una funzione  g  :  B   ®   A tale che

fg = iA  .

ESERCIZIO 15 Sia   f  :  A   ®   B una funzione suriettiva. Provare che esiste una funzione   g  :  B   ®   A tale che

gf = iB  .

ESERCIZIO 16 Sia   f  :  A   ®   B una funzione e supponiamo che esistano due funzioni   g  :  B   ®   A e   h  :  B   ®   A tali che

fg = iA      e       hf = iB   .
Provare che f é biunivoca e risulta h = g = f -1  .

1.3  Proprietá fondamentali degli interi relativi

Consideriamo l'insieme Z dei numeri interi (relativi) con le usuali operazioni di addizione e moltiplicazione e con la usuale relazione £ di minore o uguale. Le seguenti proprietá, ove a,b,c Î Z, sono (apparentemente) ovvie. 

1. a+b e ab sono elementi di Z.

2. a+b = b+a e ab = ba.

3. (a+b)+c = a+(b+c) e (ab)c = a(bc).

4. Esiste un elemento 0 (lo zero ) tale che a+0 = a. Esiste un elemento 1 (l'unitá) tale che a1 = a.

5. a(b+c) = ab+ac.

6. Per ogni a esiste un elemento -a (l'opposto di a) tale che a+(-a) = 0.

7. a ¹ 0 e ab = ac  Þ   b = c.

8. La relazione £ é d'ordine totale in Z (- riflessiva: a £ a,    per ogni    a Î Z;

                                                                                             - antisimmetrica: a £ b,    b £ a    Þ    a = b;

                                                                                             - transitiva: a £ b £ c    Þ    a £ c;

                                                                                             - a,b Î Z    Þ    a £ b    o    b £ a.)

9. a £ b  Þ  a+c £ b+c.

10. a £ b e 0 £ c  Þ  ac £ bc.

11. (principio di induzione) Sia S un insieme di elementi di Z e h un elemento di S. Se vale la proprietá

h £ k       ,       k Î S     Þ    k+1 Î S,
allora S contiene tutti gli interi maggiori o uguali ad h. 

OSSERVAZIONE 1 Le undici proprietá ricordate sono fondamentali nel senso che a partire da esse é possibile dimostrare tutte le proprietá degli interi. Assumeremo, pertanto, queste proprietá come gli assiomi che definiscono Z. Il Lettore interessato potrá approfondire lo studio sulle costruzioni assiomatiche di No e di Z consultando un testo universitario di Algebra o di Analisi matematica. ¨

DEFINIZIONE 2 L'intero a+(-b) si denota con a-b e si chiama differenza fra a e b. L'operazione che ad ogni coppia di interi (a,b) associa la loro differenza a-b prende il nome di sottrazione.¨

Valgono le seguenti proprietá, che il Lettore puó provare a dimostrare per esercizio.

· a+b = a   Þ  b = 0.

· ab = a,   a ¹ 0   Þ  b = 1.

· a-(-b) = a+b.

· a0 = 0.

· a,b > 0     o     a,b < 0  Û  ab > 0.

· a,b uno positivo e l'altro negativo Û ab < 0.

· ab = 0 Þa = 0  oppure  b = 0 (legge di annullamento del prodotto).

· a £ b Þ -b £ -a.

· 0 £ a2.

· a £ a+1 (principio di Archimede). 

PROPOSIZIONE 3  (principio di buon ordinamento) Ogni sottoinsieme non vuoto X di Z che sia inferiormente limitato4 possiede l'elemento minimo5.

DIMOSTRAZIONE.   L'insieme S degli interi a tali che a £ x, per ogni x Î X, é non vuoto perché X é inferiormente limitato. Si deve, dunque, provare che S contiene un elemento di X. Nell'ipotesi contraria, cioé SÇX = Æ, detto h un elemento di S, risulta

h £ k       ,       k Î S     Þ    k+1 Î S,
ed S, per il principio d'induzione, contiene tutti gli interi maggiori o uguali ad h e, quindi, X. Ció é evidentemente assurdo e l'asserto é cosí provato. ¨

OSSERVAZIONE 4 Se negli assiomi che definiscono Z si sostituisce il principio di induzione con quello di buon ordinamento, é facile provare che quest'ultimo implica il primo. I due principi, dunque, sono equivalenti. ¨

1.4  Varianti del principio di induzione

I teoremi che seguono sono due varianti del principio d'induzione; la loro dimastrazione é immediata ed é lasciata come esercizio al Lettore.

PROPOSIZIONE 1 Sia S un sottoinsieme di No con le seguenti proprietá:

(i)      0 Î S        e       (ii)      k Î S Þ k+1 Î S.
Allora risulta S = No.

PROPOSIZIONE 2 Sia P(k) una proposizione definita per ogni intero k ³ h. Se

P(h) é vera
e se
P(k)  vera,  con  k ³ h  Þ  P(k+1)  vera,
allora P(k) é vera per ogni k ³ h.

OSSERVAZIONE 3 L'ultima versione del principio di induzione é particolarmente utile perché fornisce un importante metodo di dimostrazione (dimostrazione per induzione) che, in alcuni casi, permette   di ridurre soltanto a due un numero non finito di prove da effettuare: se vogliamo provare che tutte le proposizioni (in numero non finito) P(n) sono vere per ogni n ³ h, basta dimostrare soltanto che P(h) é vera e che, se P(n) é vera per n > h, allora P(n+1) é vera. Gli esercizi che seguono mostrano alcune semplici applicazioni di questa tecnica. ¨

ESERCIZIO 4 Provare che, per ogni intero non negativo n, l'intero 22n-1 é divisibile6 per 3.

SOLUZIONE.   L'asserto é banalmente vero per n = 0. Denotiamo con S l'insieme di tutti gli interi non negativi k tali che 22k-1 sia divisibile per 3; ovviamente 0 Î S. Ora, se assumiamo che un intero n appartenga ad S, abbiamo

22(n+1)-1 = 4·22n-1 = 4·22n-4+3 = 4(22n-1)+3,
da cui ricaviamo che 22(n+1)-1 é divisibile per 3 e cioé n+1 Î S. Il principio di induzione assicura allora che S = No; cioé che il nostro asserto é vero. ¨

ESERCIZIO 5 (formula di de Moivre) Provare che, per ogni intero non negativo n e per ogni numero reale q, risulta 

(cos q+ i sen q)n = cos nq+ i sen nq,
(1.1)
ove i = Ö(-1) é l'unitá immaginaria del campo complesso.

SOLUZIONE.   L'asserto é vero per n = 0. Se supponiamo che sia vero per un intero n > 0, abbiamo:

(cos q+ i sen q)n+1 = (cos q+ i sen q)n (cos q+ i sen q) =
= (cos nq+ i sen nq)(cos q+ i sen q)
= cos nq cos q- sen nq sen q+ i (sen nq cos q+ sen q cos nq)
= cos (n+1)q+ i sen (n+1)q.
Allora l'asserto segue dal principio di induzione. ¨

Figura 1.1: A. de Moivre (1667-1754)

ESERCIZIO 6 Supponiamo di giocare a poker avendo a disposizione solo fiches da 5 e 8 euro. E' facile rendersi conto che in queste condizioni non é possibile fare puntate di

1,2,3,4,6,7,9,11,12,14,17,19,22,27
euro. Provare che é possibile fare puntate di n euro, per ogni n > 27.

SOLUZIONE.   Basta provare che ogni intero n > 27 puó scriversi nella forma a5+b8, con a,b interi positivi. Ovviamente 28 = 4·5 + 1·8 é di questo tipo.

Supponiamo ora che un intero n > 28 sia del tipo n = a5+b8 e osserviamo che a e b non possono essere entrambi minori di 3. Allora abbiamo:

a ³ 3       Þ
n+1 = (a5+b8)+(-3·5+2·8) = (a-3)5+(b+2)8,
cioé n+1 é del tipo desiderato;
b ³ 3       Þ
n+1 = (a5+b8)+(5·5-3·8) = (a+5)5+(b-3)8
e anche in questo caso n+1 é del tipo desiderato. Il principio di induzione assicura allora che il nostro asserto é vero. ¨

1.5  Equipotenza di Insiemi e Cardinalitá

 Il tutto é maggiore della somma di sue parti.
Aristotele ("Metaphysica")

...nel numero infinito , se concepir lo potessimo , bisognerebbe dire , tanti essere i quadrati quanti tutti i numeri insieme. 
Galileo Galilei
("Discorsi e dimostrazioni matematche  intorno a due nuove scienze")

Se n,m Î Z sono due interi, con n £ m, denoteremo con [n,m] l'intervallo chiuso di estremi m ed n, cioé

[ n,m] = { a Î Z     :     n £ a £ m }   .

DEFINIZIONE 1 Due insiemi A,B si dicono equipotenti se esiste tra essi una funzione biunivoca 7. Se due insiemi sono equipotenti si dice anche che hanno la stessa cardinalitá, o la stessa potenza. Per indicare che A e B sono equipotenti si scrive | A| = | B| . Piú in generale, si dice che la cardinalitá di A é minore o uguale di quella di B, e si scrive | A| £ | B| , se esiste una funzone iniettiva di A in B. Se, poi, é | A| £ | B| e non esiste una funzione iniettiva di B in A si dice che la cardinalitá di A é minore di quella di B e si scrive | A| < | B|. ¨

ESERCIZIO 2 Siano A,B,C insiemi. Provare che: 
·
| A| = | A| ; 
·
| A| = | B| , | B| = | C| Þ | A| = | C| ; 
·
| A| £ | B| , | B| £ | C| Þ | A| £ | C| .

DEFINIZIONE 3 Un insieme non vuoto A si dice finito se esiste un intero positivo n tale che A é equipotente a [1,n]; in questo caso l'intero n si chiama cardinaliá di A e coincide con la nozione di numero di elementi di A. La cardinalitá di un insieme finito si chiama anche ordine dell'insieme. Per definizione si assume anche che l'insieme vuoto sia finito con cardinalitá zero. Un insieme che non sia finito si dice infinito. ¨

ESERCIZIO 4 Siano A,B due insiemi finiti. Provare che: 
·
| AÈB| = | A| + | B| - | AÇB| (principio di inclusione-esclusione); 
·
| A×B| = | A| ×| B| .

ESERCIZIO 5 Sia A un insieme finito e f una funzione di A in A. Provare le seguenti equivalenze:

f iniettiva Û f suriettiva Û f biunivoca.

Riportiamo, senza dimostrazioni, alcuni risultati fondamentali sulle cardinalitá.

PROPOSIZIONE 6 Un insieme é infinito se, e solo se, é equipotente ad un suo sottoinsieme proprio.

PROPOSIZIONE 7 Se A e B sono insiemi, risulta:
· | A| £ | B| o | B| £ | A| (teorema di Hartogs); 
·
| A| £ | B| e | B| £ | A| Þ | A| = | B| (teorema di Bernstein); 
·
A infinito e | A| £ | B| Þ B infinito; 
·
A infinito Þ | A×A| = | A|; 
·
| A| < | P(A)| (teorema di Cantor);

 

Figura 1.2: F. Bernstein (1878-1956)

ESEMPIO 8 L'insieme N = { 1,2,... ,n,... } degli interi positivi é infinito. Tale insieme, infatti, contiene il sottoinsieme dei numeri pari 2N = { 2n   :  n Î N } e la funzione

n Î N     ®    2n Î 2N
é evidentemente biunivoca. Ne segue che é infinito ogni insieme che contenga N; in particolare sono infiniti N0,Z,Q,R,C. Un altro sottoinsieme di N equipotente ad N é, per esempio, l'insieme { n2     :    n Î N } dei quadrati degli elementi di N. ¨

Figure 1.3: G. Cantor (1845-1918)

ESERCIZIO 9 Provare che A[x], con A = N,N0,Z,Q,R,C é un insieme infinito.

DEFINIZIONE 10 Un insieme equipotente ad N si dice numerabile, o che ha la potenza del numerabile. ¨

ESEMPIO 11 Sia A = { a1,a2,¼,ak} un insieme finito non vuoto con k elementi. La funzione f  :  AÈN  ®  N definita da

f(ai) = i     e    f(n) = k+n     ,     i = 1,2,... ,k   ,   n Î N
é biunivoca e, quindi, AÈN é numerabile. ¨

PROPOSIZIONE 12 Risultano numerabili: l'insieme Z degli interi relativi, l'insieme Q dei numeri razionali e tutti i sottoinsiemi infiniti di un insieme numerabile.

PROPOSIZIONE 13 L'insieme R dei numeri reali é equipotente all'insieme P(N) delle parti di N e, quindi, N ha cardinalitá minore di quella di R. In particolare, R non é numerabile.

DEFINIZIONE 14 Un insieme equipotente ad R, e quindi a P(N), si dice continuo, o che ha la potenza del continuo. ¨

ESERCIZIO 15 Provare che l'insieme C dei numeri complessi ha la potenza del continuo.

1.6  Coefficienti binomiali

Ricordiamo che il fattoriale di un intero non negativo n, che si denota con n! , é definito per induzione dalle seguenti posizioni:

0! : = 1     e    n! : = (n-1)!n = 1·2¼(n-1) ·n,     per ogni   n > 0.

ESERCIZIO 1 Siano n un intero positivo e A,B due insiemi finiti d'ordine n. Provare che il numero delle funzioni biunivoche di A su B é n! .

ESERCIZIO 2 Siano n,h interi positivi e A,B due insiemi finiti d'ordine rispettivamente h e n. Provare che il numero delle funzioni di A in B é nh. Provare inoltre che, nel caso n ³ h, il numero delle funzioni iniettive di A in B é

n(n-1)(n-2)¼(n-h-1) .
Questo numero si chiama fattoriale decrescente di n di indice h e si denota con (n)h

DEFINIZIONE 3 Siano S un insieme finito d'ordine n e h un intero non negativo. Il numero dei sottoinsiemi di S d'ordine h si denota con

æ
ç
è
n
h
ö
÷
ø
e si chiama coefficiente binomiale. ¨

ESERCIZIO 4 Provare che, per ogni intero non negativo n, risulta

æ
ç
è
n
0
ö
÷
ø
= 1;      æ
ç
è
n
1
ö
÷
ø
= n;      æ
ç
è
n
n
ö
÷
ø
= n;      æ
ç
è
n
h
ö
÷
ø
= 0,     h > n ;
e
æ
ç
è
n
h
ö
÷
ø
= æ
ç
è
n!
h!(n-h)!
ö
÷
ø
= æ
ç
è
n(n-1)¼(n-h+1)
h!
ö
÷
ø
,     0 £ h £ n .

ESERCIZIO 5 Provare che, per ogni intero non negativo n e per ogni intero h tale che 0 £ h £ n, risulta

æ
ç
è
n
h
ö
÷
ø
= æ
ç
è
n
n-h
ö
÷
ø
e
æ
ç
è
n+1
h
ö
÷
ø
= æ
ç
è
n
h
ö
÷
ø
+ æ
ç
è
n
h-1
ö
÷
ø
.

ESERCIZIO 6 Provare che, per ogni intero non negativo n e per ogni a,b Î A, A = Z, Q, R, C, risulta 

(a+b)n = n
å
h = 0 
æ
ç
è
n
h
ö
÷
ø
an-hbh      (formula di Newton del binomio) .

Figura 1.4: I.Newton (1643-1727)

ESERCIZIO 7 Provare per induzione che, se un insieme finito S ha ordine n, allora l'insieme P(S) delle parti di S é finito ed ha ordine 2n.  Dedurne che

n
å
h = 0 
æ
ç
è
n
h
ö
÷
ø
= 2n.

 

Figura 1.5: B.Pascal (1500-1557)

La seconda relazione dell'esercizio 5 mostra che, se si considera la tabella infinita T avente come riga (n+1)-esima

æ
ç
è
n
0
ö
÷
ø
     æ
ç
è
n
1
ö
÷
ø
    ¼     æ
ç
è
n
n-1
ö
÷
ø
     æ
ç
è
n
n
ö
÷
ø
,
allora ogni elemento di T non appartenente alla prima colonna e alla prima riga é somma dell'elemento scritto immediatamente sopra8 e di quello a sinistra di quest'ultimo. La tabella T é nota col nome di triangolo di Tartaglia, o di Pascal, e le sue prime dieci righe sono date da

1
1
1
1
2
1
1
3
3
1
1
4
6
4
1
1
5
10
10
5
1
1
6
15
20
15
6
1
1
7
21
35
35
21
7
1
1
8
28
56
70
56
28
8
1
1
9
36
84
126
126
84
36
9
1    .

ESERCIZIO 8 Che relazione c'é tra fa formula di Newton ed il triangolo di Tartaglia?

Figura 1.6 : N.Tartaglia (1623-1662)

1.7  Numeri di Stirling di seconda specie e numeri di Bell

Un'importante applicazione del principio di induzione consiste nella possibilitá di costruire una successione (infinita) di interi

a0, a1, a2, ... ,an,  ...
conoscendo i valori dei suoi primi m termini (condizioni iniziali) e, per ogni n ³ m, il valore di an in funzione degli m termini che lo precedono (relazione di ricorrenza). Una successione costruita in questo modo si dice definita per ricorrenza. In questo paragrafo introdurremo alcune successioni, di particolare interesse, che possono definirsi per ricorrenza.

DEFINIZIONE 1 Sia S un insieme non vuoto. Una famiglia di sottoinsiemi non vuoti di S a due a due disgiunti la cui unione sia S prende il nome di partizione di S. I sottoinsiemi che formano una partizione si chiamano blocchi della partizione. ¨

ESERCIZIO 2 Trovare il numero di tutte le partizioni di un insieme finito con n elementi, per n = 1,2,3,4,5.

DEFINIZIONE 3  Siano n,k interi con n > 0 e k ³ 0. Il numero delle partizioni di un insieme finito d'ordine n in esattamente k blocchi si denota con S(n,k) e si chiama numero di Stirling di secondo tipo (di indici n e k). ¨

PROPOSIZIONE 4 I numeri di Stirling S(n,k) verificano la relazione di ricorrenza 

S(n,k) = S(n-1,k-1)+kS(n-1,k)   ,       2 £ k £ n-1,
(1.2)
con le condizioni 
S(n,1) = S(n,n) = 1;     S(n,k) = 0,     k > n .
(1.3)

DIMOSTRAZIONE.   Sia S un insieme finito d'ordine n. E' chiaro che l'unica partizione p di S con un solo blocco é p = { S} e l'unica con n blocchi é quella formata dai singleton degli elementi9 di S. Questo prova che S(n,1) = S(n,n) = 1. Inoltre, poiché il numero di blocchi di una partizione di S non supera n, abbiamo S(n,k) = 0 per ogni k > n.

Supponiamo dunque n-1 ³ k ³ 2 e, detto a un elemento di S, poniamo X = S\{ a} . Allora una partizione di S in k blocchi si ottiene in uno, e uno soltanto, dei seguenti modi: · aggiungendo il blocco formato dal singleton di a ad una partizione in k-1 blocchi di X, · aggiungendo l'elemento a ad uno dei blocchi di una partizione in k blocchi di X. Poiché la prima operazione puó essere fatta in un solo modo e la seconda in k modi distinti, resta provata la nostra relazione di ricorrenza. ¨

OSSERVAZIONE 5 Prescindendo dal loro significato combinatorio, i numeri di Stirling possono definirsi per ricorrenza mediante le condizioni iniziali (1.3) e la formula di ricorrenza (1.2).¨

La relazione (1.2) mostra che, se si considera la tabella infinita S (triangolo di Stirling) avente come riga n-esima

S(n,1)       S(n,2)   ¼  S(n-1,n)       S(n,n)   ,
allora ogni elemento di S non appartenente alla prima colonna e alla prima riga e appartenente alla k-esima colonna é somma di k volte l'elemento scritto immediatamente sopra10 e di quello che si trova a sinistra di quest'ultimo. Le prime sette righe di tale tabella sono date da

1
1
1
1
3
1
1
7
6
1
1
15
25
10
1
1
31
90
65
15
1
1
63
301
350
140
21
1   .

ESERCIZIO 6 Provare che, per ogni intero n > 1, risulta

S(n,2) = 2n-1-1   ,       S(n,n-1) = æ
ç
è
n
2
ö
÷
ø
e
S(n,k) = n-1
å
m = 0 
æ
ç
è
n-1
m
ö
÷
ø
S(m,k-1)   .

DEFINIZIONE 7 Sia n un intero positivo. Il numero di tutte le partizioni di un insieme finito d'ordine n si denota con B(n) e si chiama numero di Bell. ¨

Figura 1.7: E.T.Bell (1883-1960)

ESERCIZIO 8 Provare che, per ogni intero positivo n, risulta

B(n) = n
å
k = 1 
S(n,k)   .

1.8  Numeri di Fibonacci e rapporto aureo

DEFINIZIONE 1 Si chiamano numeri di Fibonacci, e si denotano con Fn, gli interi  della successione { Fn,  n ³ 0 } (detta di Fibonacci)  definiti dalla relazione di ricorrenza

Fn = Fn-1+Fn-2
e dalle condizioni iniziali
F0 = 0     ,     F1 = 1.

¨

I primi dodici elementi della successione di Fibonacci sono:

0 ,  1 ,  1 ,  2 ,  3 ,  5 ,  8 ,  13 ,   21 ,  34 ,  55 ,  89  .

PROPOSIZIONE 2 (identitá di Cassini) Per ogni intero positivo n, risulta

Fn+1Fn-1 - F2n = (-1)n.

DIMOSTRAZIONE.   Essendo l'asserto vero per n = 1, possiamo procedere per induzione su n e, a tale scopo, supponiamo n > 1 e l'asserto vero per n-1. Abbiamo dunque

FnFn-2-F2n-1 = (-1)n-1     ,     Fn-2 = Fn-Fn-1
e sostituendo nella prima uguaglianza il valore di Fn-2, otteniamo
Fn(Fn-Fn-1)-F2n-1 = (-1)n-1,
da cui
F2n-Fn-1(Fn+Fn-1) = (-1)n-1.
Se nell'ultima relazione poniamo Fn+Fn-1 = Fn+1, abbiamo l'uguaglianza
F2n-Fn+1Fn-1 = (-1)n-1
che, moltiplicata per -1, dá
Fn+1Fn-1 - F2n = (-1)n,
come volevamo dimostrare. ¨

Figura 1.8: G.D.Cassini(1625-1712)

Usando l'identitá di Cassini é possibile trovare una formula esplicita (forma chiusa ) per il numero Fibonacci Fn. Vale infatti il seguente teorema, di cui omettiamo la dimostrazione.

PROPOSIZIONE 3 Per ogni intero non negativo n, risulta

Fn = 1
Ö5
é
ê
ë
æ
ç
è
1+Ö5
2
ö
÷
ø
n

 
- æ
ç
è
1-Ö5
2
ö
÷
ø
n

 
ù
ú
û
.

OSSERVAZIONE 4 Il numero

æ
ç
è
1+Ö5
2
ö
÷
ø
,
che compare nella relazione precedente, prende il nome di rapporto aureo (nel rinascimento veniva chiamato divina proportione ) e rappresenta il rapporto tra le lunghezze a,b di due segmenti per cui risulta
a
b
= a+b
a
.
Il Lettore ricorderá dalla geometria elementare che il rapporto aureo é esattamente il rapporto tra la misura di un qualsiasi segmento AB e quella della sua sezione aurea (cioé il segmento AC medio proporzionale tra AB e BC, che risulta di misura pari a [1/2] (-1+Ö5 )[`AB] ). ¨

ESERCIZIO 5 Provare che nella figura , costruita a partire dal segmento AB di lunghezza a e dal suo punto medio M, la lunghezza b del segmento BC é tale che a/b sia il rapporto aureo.
                                        


Figura 1.9: Sezione aurea
 

OSSERVAZIONE 6 I numeri Fn prendono il nome dal matematico Leonardo Pisano Fibonacci, che li introdusse (probabilmente) per primo allo scopo di risolvere il seguente problema: quante coppie di conigli nasceranno in un anno se a gennaio abbiamo una coppia appena nata che ogni mese dá alla luce una nuova coppia e ogni coppia é produttiva dopo due mesi dalla nascita? Non dovrebbe essere difficile rendersi conto che dopo n mesi ci saranno esattamente Fn+1 coppie. Sorprendentemente questi numeri intervengono in molti fenomeni naturali e numerose questioni statistiche. ¨

 

Figura 1.10: L.Pisano Fibonacci (1170-1250)

1.9  Esercizi

1    Siano A,B,C insiemi. Provare le seguenti proprietá:

· (AÈB)\C = (A\C)È(B\C);

· (AÇB)\C = (A\C)Ç(B\C);

· A\(BÈC) = (A\B)Ç(A\C);

· A\(BÇC) = (A\B)È(A\C).

2    Siano A e B insiemi. Provare che risulta A×B = B×A se, e solo se, A = B.

3    Siano a,b,c,d interi non negativi. Provare le seguenti implicazioni:

a £ b £ c     Þ    c-b £ c-a;
a £ b £ c     Þ    b-a £ c-a;
a £ b £ c £ d     Þ    c-b £ d-a.

4    Usando il principio di induzione, provare le seguenti identitá, per ogni intero positivo n.

1+2+3+¼+n = n(n+1)
2
,
1+3+5+¼+(2n-1) = n2,
12+22+32+¼+n2 = n(n+1)(2n+1)
6
,
13+23+33+¼+n3 = æ
ç
è
n(n+1)
2
ö
÷
ø
2

 
,
1·2+2·3+3·4+¼+n(n+1) = n(n+1)(n+2)
3
,
1
1·2
+ 1
2·3
+ 1
3·4
+¼+ 1
n(n+1)
= n
n+1
.

5    Usando il principio di induzione, provare che 2n-1 > n, per ogni intero n > 1.

6    Provare che, per ogni intero a e per ogni intero positivo n, risulta

(an-1) = (a-1)(an-1+an-2+¼+a+1) .

7    Provare che un intero della forma 42n-1 é divisibile per 15, per ogni intero n ³ 1.

8    Provare che risulta

(1+a)n > 1+na  ,
per ogni intero n > 1 e per ogni numero reale a, con a > -1 e a ¹ 0.

9    Otto persone compongono il consiglio di amministrazione di una azienda e tra questi devono essere eletti un presidente, un segretario ed un tesoriere. Quante sono le soluzioni possibili?

10    Definite per ricorrenza le seguenti successioni

a1 = 1 ;     an = an-1+3 ,   per   n ³ 2 ;
b1 = 1 ;     bn = n2bn-1 ,   per   n ³ 2 ;
trovare una formula esplicita per an e bn.

 


Note:

1 In generale, il simbolo / sovrapposto ad un altro simbolo indica la negazione di quest'ultimo.

2 La notazione : = indica che il simbolo scritto alla sua sinistra é definito da ció che é scritto alla sua destra.

3 Il simbolo : si legge "tale che"; un simbolo equivalente a : é  | .

4 X é inferiormente limitato se esiste un intero a tale che a £ n, per ogni n Î X.

5 Un elemento m Î X si dice minimo di X, se risulta m £ n, per ogni n Î X. Si prova che se X ammette un minimo m esso é unico.

6 Dati due interi a,b, con b ¹ 0, si dice che a é divisibile per b se esiste un intero c tale che a = bc.

7 Si tenga presente che se esiste una funzione biunivoca f tra A e B, ne esiste anche una fra B e A: l'inversa di f.

8 Quando sopra un elemento non troviamo alcun numero sottointendiamo che ci sia scritto zero.

9 Il singleton di un elemento a Î S é il sottoinsieme { a} di S.

10 Quando sopra un elemento non troviamo alcun numero sottointendiamo che ci sia scritto zero.


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On 28 Feb 2002, 19:55.